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martedì, giugno 07, 2011

FLANN O'BRIEN. 02: "Buchandlung", ovvero "Della manipolazione libraria"

Nel numero 2, aprile-giugno del 2001 de L'informazione bibliografica (Il Mulino) era uscita questa mia traduzione di un brano tratto da The Best of Myles. A selection from 'Cruiskeen Lawn' (London, Flamingo, 1993, pp. 17-22).


Buchhandlung
Una visita alla casa di un amico appena sposato mi ha dato da pensare. Il mio amico è persona di estrema ricchezza e volgarità. Quando si è messo a comprare letti, tavoli, sedie e quant’altro, gli è capitato di comprare anche una biblioteca. Se sappia leggere o meno lo ignoro, ma una qualche straordinaria capacità di osservazione lo ha allertato del fatto che le persone più stimate e rispettate hanno nelle loro case una gran quantità di libri. Così si è fatto installare diversi scaffali e ha pagato un qualche rapace intermediario perché glieli farcisse con ogni genere di nuove pubblicazioni, tra cui alcuni costosissimi volumi sulla pittura francese di paesaggio.
Durante quella mia visita notai che neppure uno di quei libri era mai stato sfiorato né tantomeno aperto, e gli feci notare la cosa.
“Non appena mi sarò sistemato per bene, - mi ha risposto l’imbecille - comincerò le mie letture”.
È proprio questo che mi ha dato da pensare: perché mai una persona così ricca dovrebbe essere messa nelle condizioni di leggere? Perché non introdurre la figura di un manipolatore librario professionale che si preoccupi di dissodare la di lui libreria a un tanto a scaffale ?
Una persona così, se propriamente qualificata, potrebbe fare una fortuna.

Orecchie a mille lire la dozzina
Lasciatemi esporre con precisione cosa intendo. Le pile di volumi in libreria si presentano assolutamente intonse; il vocabolario [di latino] di uno studente invece sembra consultato fino allo sbriciolamento. Voi sapete che è stato aperto e sfogliato forse un milione di volte, al punto che, ignorando l’esistenza dei ceffoni, arrivereste alla conclusione che il ragazzo va pazzo per lo studio e non può sopportare di allontanarsi dal suo dizionario.
Lo stesso vale per la nostra nullità, desiderosa che gli amici inferiscano da una rapida occhiata alla sua casa che lui è persona fuori dal comune. Così acquista un ponderoso volume sul balletto russo, possibilmente scritto nella lingua di quel lontano e meraviglioso paese. Il nostro problema sarà quello di alterare il volume in un tempo ragionevolmente breve e in maniera tale che chiunque lo guardi possa concludere che il suo proprietario ha in pratica vissuto, mangiato e dormito con esso per diversi mesi.
Si può, volendo, pensare di progettare una macchina azionata da un piccolo ma efficiente motore elettrico, la quale sarebbe in grado di “leggere” qualsiasi libro in cinque minuti, ottenendo così, con la semplice pressione di un pulsante, l’equivalente di cinque-dieci anni di “lettura”. Questo tuttavia è l’approccio distaccato e senz’anima dei tempi in cui viviamo. Nessuna macchina infatti potrebbe svolgere un lavoro paragonabile a quello delle delicatissime dita umane. Un manipolatore librario, addestrato ed esperto, è l’unica reale soluzione a questa attualissima piaga sociale.
Cosa fa? Come lavora? Quanto costa? Quanti tipi di manipolazione dovrebbero esserci? […]


Il mondo dei libri
Sì certo, la questione della manipolazione libraria. L’ultima volta ho sollevato la questione della necessità di una figura professionale di manipolatore librario, un individuo che maneggi i libri dei neoricchi, illetterati ma danarosi, così che i volumi sembrino essere stati letti e riletti dai loro possessori. Quanti tipi di manipolazione dovrebbero esserci? Facendola breve, io direi quattro.
Supponiamo che a un manipolatore esperto venga richiesto di fissare il costo per il maneggio di uno scaffale di libri lungo un metro e mezzo. Egli fisserà dunque un tariffario secondo quattro voci in questo modo:

“Manipolazione popolare” . Ogni libro sarà accuratamente manipolato, quattro facciate per ciascun volume segnate con orecchie, un biglietto del tram, scontrino di foieur o altro simile oggetto inserito in ciascuno come segnalibro dimenticato. Facciamo £ 4.550. Sconto del 5% per gli impiegati statali.

“Manipolazione di prima classe” . Ogni librò sarà estensivamente manipolato, otto facciate per ciascun volume segnate con orecchie, un brano significativo sottolineato in rosso in non meno di 25 volumi e un dépliant in francese sulle opere di Victor Hugo inserito in ciascuno come segnalibro dimenticato. Facciamo £ 9.350. Sconto del 5% per studenti universitari di lettere, impiegati statali e dame di beneficenza.

Un tariffario per tutte le tasche
La cosa più notevole riguardo a questo listino prezzi è che nessun individuo sembrerà ignorante solo perché lui, o lei, è povero\a. Non tutte le persone volgari, si ricordi, sono ricche, benché io potrei nominarne…
Ma questo non è importante. Procediamo dunque verso i più costosi servizi di manipolazione.
Quello che viene val bene il sovrapprezzo.

“Manipolazione di lusso” . Ogni libro sarà crudelmente manipolato, il dorso dei più piccoli rovinati in modo tale da dar l’impressione che siano stati trasportati a lungo in tasca, un passaggio in ogni singolo volume sottolineato in rosso con un punto interrogativo o esclamativo sul margine attiguo, un programma della Scala inserito in ciascuno come segnalibro dimenticato (3% di sconto se si accettano i programmi del Piccolo), non meno di 30 volumi da trattare con vecchie macchie di caffè, the, vino rosso o whiskey e non meno di 5 volumi da impreziosire con false firme dei rispettivi autori.
Sconto del 5% per dirigenti di banca, amministratori provinciali e direttori di fabbrica che impieghino non meno di 35 operai. In alternativa, a richiesta, verranno fornite le maggiorazioni per i programmi di teatri di capitali europee. Questo servizio è disponibile soltanto per un periodo limitato, al netto, £ 29.960.
[…]
“Le Traitement Superbe” . ogni libro sarà accuratamente manipolato, dapprima da un manipolatore qualificato e subito dopo da un maestro manipolatore con non meno di 550 ore di manipolazione al suo attivo, brani significativi in non meno del 50% dei libri da sottolineare con inchiostro rosso di buona qualità e una frase appropriata, scelta dalla lista seguente, da annotare a margine, [viz.]:

- Sciocchezze !
- È certamente così !
- Quanto è vero !
- Non sono affatto d’accordo !
- Perché ?
- Sì, ma cfr. Omero, Od. iii, 151
- Bene, bene, bene
- Senz’altro, ma Bossuet, nei suoi Discours sur l’histoire Universelle, era già giunto alle medesime conclusioni fornendo argomentazioni più solide
- Nonsense, nonsense
- Ottima argomentazione !
- Ma perché, in nome di Dio ?
- Ricordo che la buonanima di Joyce mi ha detto la stessa cosa

Neanche a dirlo, a richiesta verranno fornite le maggiorazioni per l’inserzione di annotazioni Speciali ed Esclusive. Il sovrapprezzo non è davvero eccessivo.

C’è dell’altro
Questo, naturalmente, non è ancora tutto. Ascoltate un po’:

[“Le Traitement Superbe” – continua] In non meno di 6 volumi saranno inserite false dediche, dal tono grato e affettuoso, dell’autore di ciascuna opera, e.g.:

“Al mio vecchio amico e collega scrittore, A. B., in affettuoso ricordo,
George Moore”

“A grato ricordo dell’estrema gentilezza che hai avuto nei miei riguardi, caro A. B., ti invio questa copia de La pentola dell’oro.
Il tuo vecchio amico,
James Stephen”

“Tutti e due, caro A. B., siamo ormai sulla strada giusta. C'è persino chi dice che io sia diventato un bravo scrittore; ma non sono tanto vecchio da aver scordato l’infinita pazienza che mi hai dimostrato nei giorni lontani in cui guidavi i miei primi passi sui sentieri della letteratura. Accetta ancora un libro, per poco che possa essere, e sappi, ti prego di credermi, che resto sempre tuo amico e ammiratore.
G. B. Shaw”

“Dal tuo devoto amico e seguace
Karl Marx”

“Caro A. B.,
per i tuoi inestimabili suggerimenti e la tua assistenza – tacendo della tua gentilezza – nel riscrivere interamente il capitolo III, questa prima copia di Tess ti spetta senz’altro di diritto.
Dal tuo vecchi amico
T. Hardy”

“Privato dell’immenso piacere d’incontrarti di persona, posso solo inviarti, mio caro A. B., questa copia de La linea d’ombra. Non ho parole per esprimere quanto mi manchi la tua compagnia…
(firma illeggibile)

Sotto l’ultima annotazione, all’idiota che possiede il libro verrà chiesto di scrivere (mostrandogli come, se necessario) la frase “Il povero vecchio Conrad non era tra i peggiori”.

Mi ci è voluto più di quanto pensassi. E c’è ancora di più, compreso nell’irrisorio prezzo di £ 112.360 che vi verrà a costare la Manipolazione eccellente, o Traitement Superbe. Prossimamente spero di aver modo di parlare delle vecchie false lettere da inserire in alcuni dei volumi come segnalibri dimenticati, ciascuna uno squisito esempio di falsificazione. Ordinate oggi stesso la vostra copia !

domenica, maggio 29, 2011

FLANN O'BRIEN. 01: Brian O’Nualláin

Questo pezzettino era stato pubblicato qualche anno fa in un numero dell'Informazione Bibliografica come introduzione a una mia traduzione di alcune pagine di Flann O'Brien, altra mia ossessione letteraria. Lo ripropongo qui per far finta che il cuore di questo blog abbia, bradicardicamente, ripreso a battere...

Flann O’Brien
Flann O’Brien non nasce tale.
Come Myles na Gopaleen, Brother Barnabas e molti altri, Flann O’Brien nasce dall’esigenza di Brian O’Nolan (o meglio ancora, O’Nualláin, nato a Strabane, contea di Tyrone, in Irlanda, nel 1911) di disporre di identità differenti e caproespiatorie per la propria attività di scrittore, un’attività che lui, in quanto Civil Servant (ovvero impiegato della pubblica amministrazione) era interdetto dallo svolgere.
Quinto di dodici figli, dovette infatti abbandonare una brillante ma soltanto probabile carriera accademica (dopo lo University College di Dublino svolse ricerca linguistica in Germania) per guadagnarsi da vivere in modo onesto. Cosa che fece fino al 1953, quando andò, o meglio, lo mandarono, in pensione, forse per i caustici e violenti attacchi contro il governo, di cui però ad essere responsabili erano le sue altre personalità.
Se volete sapere cosa ha scritto, datevi da fare da soli: io l’ho scoperto e me lo tengo stretto. Vi dico solo che in Italia lo pubblica Adelphi, tranne un paio di racconti usciti su Linea d’Ombra e un breve romanzo edito da Feltrinelli. Dalla splendida introduzione che Gianni Celati ha scritto per quest’ultimo libretto prendo la mia chiusa di commiato:

Quest’uomo ha scritto tre libri di rara felicità, tre meraviglie. Però è sempre stato imbarazzato per aver scritto il primo, ha tenuto il secondo nascosto fino alla morte, e il terzo l’ha scritto in gaelico, lingua che è ormai parlata da qualche decina di migliaia di persone. Come ho detto, si considerava un letterato tuttofare, e ha sempre scritto sotto pseudonimo. Scrivere qualcosa che sia felice e fare la parte del vero autore letterario (l’autore autorevole riconosciuto da un’epoca), probabilmente sono due cose inconcialiabili.

[In realtà, dall'epoca di questo pezzo, le cose sono editorialmente un po' cambiate qui in Italia: Neri Pozza ha pubblicato una nuova edizione di The hard life e un'antologia di pezzi tratti dalla sua rubrica giornalistica... credo si tratti della riproposta di una precedente edizione uscita da Giano qualche anno fa e che contiene anche, in un'altra versione, le pagine apparse sull'Informazione Bibliografica]

lunedì, febbraio 01, 2010

SEGNALAZIONI.04: Ma soprattutto... perché?

In originale era così...

















in Italia, quando uscirà a febbraio per Newton Compton sarà così...

















Ci saranno ragioni di marketing editoriale, ma chissà se il buon Duncan ha approvato la scelta?
Sarebbe bastato togliere il numero della bestia per renderlo accettabile, anche se la scelta di usare "Lucifero" aveva un suo perché specifico... Però il libro è divertente (anche se un po' si perde nel finale...) e scommetto che, nel nostro paese, troveranno il modo di sfruttare l'effetto scandalo (han gia cominciato con la scelta del titolo...).
Duncan scrive bene. Di lui ho tradotto per Fazi "Morte di un uomo qualunque": consigliatissimo ma quasi introvabile ormai... peccato!

martedì, agosto 15, 2006

TRADUZIONE. 03: Falsi amici 02: Mr. Lowell e i marziani - Sulle pagine culturali del Messaggero di oggi (martedì, 15 agosto 2006) c'è un bellissimo articolo di Romeo Bassoli intitolato "Un secolo d'invasioni marziane - Miti cosmici/Cento anni fa il ricco astronomo americano Percival Lowell, suggestionato da Schiapparelli e da una traduzione inesatta, pubblicò un libro sostenendo la presenza di vita sul 'pianeta rosso. Era l'inizio della saga degli 'omini verdi'. Fantastica e inesauribile"
L'articolo, lungo ed esauriente, ripercorre le vicende che hanno portato alla nascita dell'idea che il nostro vicino di orbita fosse abitato. Per comodità di voi bradipi, riporto qui sotto il brano che ha più colpito il mio interesse:
"Percival lavora un po' nell'azienda del padre, poi prende a viaggiare in Asia e finisce in Giappone dove, intanto che c'è, collabora alla stesura della nuova costituzione voluta dall'imperatore Meiji, il grande riformatore che aprirà il suo Paese alla cultura occidentale. Ma il destino di Percival si sta compiendo da un'altra parte del mondo, a Milano. Qui l'astronomo Giovanni Virgilio Schiapparelli aveva iniziato a osservare Marte quasi per caso: doveva controllare che il nuovo telescopio dell'Osservatorio di Brera funzionasse bene. E funzionava senza dubbio, perché Schiapparelli riesce ad osservare delle strutture che a lui paiono canali. Ne scrive, ne parla all'Accademia dei Lincei e diventa famoso.
Qui il caso ci mette lo zampino: Schiapparelli, scienziato coscienzioso, aveva scritto 'canali' senza dire se si trattasse, secondo lui, di qualcosa di naturale o di artificiale. Ma nella traduzione inglese venne scelta la parola 'canals' che indica solo qualcosa di artificiale al posto del termine, più indeterminato, di 'channels'. Tra gli eruditi inizia a correre un brivido: Marte è abitato? L'atronomo francese Flammarion nel 1892 sostiene di sì: i marziani ci sono, dice, e siccome la gravità del pianeta è più bassa, sono in grado di volare e probabilmente hanno una civiltà superiore alla nostra.
Poteva un 25enne bostoniano con un ego inevitabilmente ipertrofico non prendere al volo l'occasione? E difatti Percival Lowell, di ritorno dall'Asia, l'occasione non la perde. Chiede subito ad Harvard di costruire un osservatorio: Marte nel 1894 sarebbe stato in opposizione alla Terra, quindi perfettamente osservabile. Non c'era un minuto da perdere.
Harvard risponde picche. Ma, in fondo, che problema c'è? "E io me lo faccio da solo", risponde Percival. Cioè con i soldi di famiglia. Ed ecco che su una mesa dell'Arizona, a Flagstaff, nasce un osservatorio che porta il suo nome e ancora oggi va alla grande sia dal punto di vista scientifico che mediatico [...].






















Percival osserva e vede quello che vuole vedere. Canali a decine. Ne conta 184, il doppio di quelli che Schiapparelli dice di aver visto. Nel 1896 pubblica il suo primo libro e inizia a nascere il mito. Per dieci anni Percival lo arricchisce di nuovi dettagli e nel 1906 pubblica 'Marte e i suoi canali'
". [link miei]
L'articolo continua raccontando il fascino suscitato presso il grande pubblico e lo scetticismo degli ambienti scientifici, che rifiutano l'idea. Ma il "danno" era fatto. E così da un "errore" di traduzione è nato un tesoro dell'immaginario...

giovedì, agosto 10, 2006

TRADUZIONE. 02: La vecchia pazza canadese che parla in abruzzese - Dopo aver letto le prime 20 righe di un articolo di Loredana Lipperini su un numero de l'Espresso di qualche mese fa decido che "La città che dimenticò di respirare" di Kenneth J. Harvey era il libro che stavo aspettando da un po'. Atmosfere alla Twin Peaks, paragoni col miglior King, fantasmi e metafisica, il panorama dei Grandi Laghi... "ecco dove voglio ritrovare il gusto di girar pagina" mi dico, che dopo "Mele bianche" se n'era ritornato a sonnecchiare annoiato. Ma dopo due pagine e mezzo dell'edizione italiana m'erano già saltati i nervi: perché scegliere di far parlare Miss Eileen Laracy, una vecchia pazza dell'estremo nord americano in dialetto abruzzese (mi pare)? Il fatto che l'eloquio le si addicesse non placava il mio fastidio, anzi... Grazie al servizio "look inside!" di Amazon (che consente di sbirciare le prime pagine di certi libri) sono stato in grado di controllare l'originale... Miss Laracy non aveva alcuna ascendenza italiana, semplicemente bofonchia e cantilena come migliaia di vecchie streghe che abitano nelle città di tutto il mondo. Ma la colpa (se tale è) non è solo di chi firma la traduzione, ricordiamoci che c'è un editor che supervisiona e che - si suppone - abbia senno ed esperienza. Risultato: sono fermo da tre mesi a pagina 82... Sì, lo so sono un rompicoglioni, di sta cosa non frega niente a nessuno, ma forse ora che ho esorcizzato così la mia stizza potrò riprendere a leggere il romanzo.
E poi trovo la copertina dell'edizione Picador molto più bella.

mercoledì, agosto 09, 2006


TRADUZIONE. 01: Falsi amici - Ieri sera su Paramount Comedy hanno dato na puntata della serie South Park (IV stagione, episodio 56, "Something you can do with your finger"). Dovendo fondare una boy-band, Cartman chiede consiglio a Chef che gli dice (nella versione italiana) di infilarsi "un'anguria" nei pantaloni (al fine di scatenare l'effetto Gomlich tra le fan...). Ma quando alla fine i nostri amici si esibiscono è inequivocabile che Cartman - in tutta la sua bidimensionalità - nelle mutande si è infilato un cetriolo (in inglese "cucumber"). Da "cocomero" ad "anguria" il passo è breve... che sia stata l'assonanza a trarre in inganno i responsabili dell'edizione italiana?